Così descrive la sua esperienza terapeutica Ilaria. Di seguito al suo pensiero, troverai il mio punto di vista a margine del problema di Ilaria.
Insieme ai poeti
..Cambierò, tornerò come
un tempo padrone di niente ,
anche davanti a questo cielo
nero di stelle ,
e ce ne sono stanotte di stelle ,
forse miliardi , cuore non parli?
O sono io che non sento e per
Paura di ogni sentimento
Cinico e indifferente faccio finta di niente
Ma non ho più parole
In questa notte di ottobre
Sento solo lontano un
misterioso rumore
è la notte che pian piano si muove , e
tra un po’ esce il sole
“ Apriti cuore” L. Dalla
“In cammino per la nostra strada, abbiamo tutti la nostra valigia. Procediamo sui nostri piedi e affrontiamo la vita come meglio siamo capaci, la valigia pian piano si riempie, aumenta il suo peso e noi siamo più grandi.
Il peso della valigia , tuttavia, ci costringe a fermarci per riposarci oppure ci induce ad abbandonarla ora con rabbia ora con indifferenza , succede anche di volere condividere con chi ci vuole bene questo peso, ma spesso il peso del loro bagaglio si interpone tra noi. Ma quanto desideriamo trovare uno stadio di armonia per noi?
Se il nostro benessere ci sta a cuore dobbiamo mettere in conto che bisognerà fare un passo , magari faticoso, che determinerà il cambiamento.
Chi cerca un aiuto, lo trova in un non luogo, in un non tempo, in uno sguardo da fuori, che crei uno stato di equilibrio tra la strada, noi e il nostro bagaglio.
Io l’ho trovato, ed ora la mia valigia , pesante, appoggia su quattro ruote , che dinamiche stanno in strada”.
BUON VIAGGIO!
La signora che scrive queste parole arriva da me con un grande carico emotivo. La pesantezza che si porta appresso ha radici profonde che partono proprio dalla sua famiglia d’origine.
La famiglia è il luogo in cui si sviluppano le relazioni maggiormente significative per lo sviluppo di una persona, non può essere considerata come entità separata, ma deve essere messa in relazione al contesto di riferimento e considerata in termini trigenerazionali (nonni, genitori, figli) per comprenderne appieno le caratteristiche.
Lo sviluppo del sistema familiare e la riorganizzazione dello stesso a seguito di svariati eventi nella realtà di Ilaria ha portato ad un malessere, che si è tradotto in difficoltà relazionali e interazioni complicate tra i membri. Modelli di relazione interpersonali dolorosi che si sono accumulati nel tempo, “micro-traumi” che hanno portato ad una diminuzione del senso di autostima e ad un aumento di ansia ed insicurezza. Quando si è feriti dal comportamento dannoso di qualcun altro, raramente il suo impatto viene registrato consapevolmente; diventa difficile proteggersi e prendere delle misure riparative in modo da alleviare il danno.
Ilaria porta con sé questo caos anche all’interno della sua coppia e della famiglia che da essa si è formata.
Sarebbe impensabile ed illusorio sostenere che la formazione di una coppia e quindi di una famiglia possa prescindere dal rapporto con le famiglie d’origine. Le invasioni sia fisiche che relazionali di alcuni membri del precedente nucleo familiare stavano sfaldando e distruggendo i rapporti presenti della mia paziente. Difficoltà ad arginare, a dire “NO”, a creare dei sani confini hanno portato allo sviluppo di alcuni sintomi d’ansia generalizzata ( alcuni problemi venivano ingigantiti al punto da diventare una vera e propria preoccupazione, occupando pensieri e azioni), pesanti attacchi all’autostima e mancanza di un narcisismo sano capace di provare il piacere per se stessi e per il proprio essere in interazione con il mondo. Questo era il bagaglio pesante di Ilaria!
Nel tempo elaborando tutti questi aspetti Ilaria ha affermato la propria vita, crescita, felicità, libertà di amare in linea con il suo sentire; analizzando in profondità questi cicli “micro-traumatici” e riflettendo sui possibili motivi inconsci che portavano alla collusione con gli stessi, si è liberata aumentando notevolmente la propria crescita e affermazione personale.
Risponderei alla mia paziente in “musica” con queste parole:
“La libertà di volare” Nomadi
Dimmi cosa vuoi fare,
è come stare alla catena.
Senza saper dove andare,
e respirare a malapena.
Aspetti ancora un sorriso, che ti permette di sperare.
Che ti fa sentire vivo, fedele alla tua linea e continuare
Ma ti piacerebbe fuggire lontano
E fermare chi si è permesso
Di legare ad un muro le tue speranze
Per provare qualcosa a se stesso.
E allora tiri di più e ti arrabbi di più
Vivi, corri per qualcosa, corri per un motivo
Che sia la libertà di volare o solo di sentirsi vivo.
