La psicologia è quella scienza che studia la mente, la psiche, le emozioni e le relazioni. In molti sembrano essere attratti da questa scienza, molti vorrebbero fare un po’ gli psicologi pur non avendone titoli o preparazione. Un numero crescente di persone ricerca nella psicologia e nella psicoterapia un contributo difficile da trovare altrove.
Gli amici possono darci consigli non sufficienti o non adatti.
La psicoterapia non dà consigli, non prevede una relazione amicale, ma rappresenta uno strumento per affrontare le difficoltà da un altro punto di vista, un percorso personale di cambiamento, un lavoro di sperimentazione di comportamenti e riflessioni diversi da quelli usati da sempre.
Gli psicologi non danno risposte, ma aiutano a trovarle esplorando le proprie luci e ombre; attraverso un rapporto terapeutico ci diamo la possibilità di prenderci cura di noi stessi se stiamo male e di difendere la nostra salute emotiva con una migliore comprensione delle nostre emozioni e della nostra sofferenza.
Gli psicologi non sono maghi che fanno scomparire i propri disagi, ma insieme al paziente hanno come obiettivo il capire cosa cambiare per stare meglio. Questo è un viaggio che ha uno scopo e di conseguenza una fine , ma in realtà i suoi benefici rimangono sempre dentro.
Psicologia e Psicoterapia: capire le cause di un problema o di una sofferenza
Un tema molto importante del cambiamento psicologico ha a che fare con la comprensione delle cause della sofferenza vissuta. Quando parliamo di sofferenza mi riferisco a due ambiti che sono strettamente interconnessi, la mente e il corpo. La persona sente le proprie emozioni non solo con la mente, ma anche attraverso il proprio corpo. La nostra cultura, invece, tende a mantenerli ben distinti, pensando che le emozioni appartengano solo alla mente.
In realtà anche ricerche recenti dimostrano che le emozioni sono influenzate dal benessere fisico e il corpo diventa luogo di espressione di emozioni e sentimenti. Dunque quando parliamo di comprensione della sofferenza intendiamo la capacità di mettere in relazione tra di loro fatti che ci permettono di avere un’ idea chiara di come si sono svolte alcune vicende e di che conseguenze possono aver avuto. Questo tipo di comprensione razionale è utile perché rappresenta un sollievo per il paziente, ma questa stessa comprensione se rimane su un piano logico non porta ad una reale liberazione.
Il lavoro psicologico e psicoterapeutico su di sé diventa efficace se il paziente è in grado di passare attraverso un’esperienza che gli riproponga il passato che gli ha causato sofferenza dandone una nuova lettura e una nuova soluzione in un contesto sentito, vissuto e sperimentato come sicuro.
Molti studi hanno dimostrato che i fattore terapeutico più importante, in grado di promuovere un cambiamento, non è legato all’orientamento teorico del professionista, ma al tipo di relazione e alleanza che viene ad instaurarsi tra lui e il paziente.
“Saprà capirmi?”, questa è una delle domande più importanti legate alla scelta perché sentirsi capiti è una componente fondamentale utile al cambiamento. E’ la qualità della relazione tra terapeuta e paziente che determina un miglioramento, un buon livello di alleanza terapeutica ha un impatto positivo sul benessere emotivo dell’individuo. Una relazione nella quale ci si sente accolti, ascoltati, capiti, rispettati e soprattutto non giudicati, un’alleanza che permette a idee, emozioni e paure la dignità di esistere, rappresenta la svolta.
Diceva D. W. Winnicott in Gioco e realtà: ”
La psicoterapia non consiste nel fare interpretazioni brillanti e appropriate; in linea di massima e a lungo termine è un ridare al paziente su un ampio arco di tempo ciò che il paziente porta. Mi piace pensare che il paziente troverà il suo proprio sé e sarà in grado di esistere e di sentirsi reale. Sentirsi reale è più che esistere; è trovare una maniera di esistere come se stesso, e di entrare in rapporto con oggetti come se stesso, e di avere un sé entro cui ritirarsi per rilassarsi”.
Questa frase rende bene l’idea della centralità dell’umano all’interno della psicoterapia.
La società sta lentamente cambiando arrivando a capire che la psicologia o la psicoterapia non è “una cosa da pazzi” e che un numero crescente di persone ricerca in esse un contributo difficile da trovare altrove.
Il giudizio è il meccanismo attraverso cui la società spinge verso la normalizzazione; a volte sento dire “tu non sei normale, vai da uno psicologo”, quasi come lo psicologo servisse a far diventare “normali”. In realtà la mia professione fa esattamente l’opposto, spinge a cercare e scoprire la propria diversità, considerata come unicità.
La follia è quella parte inconscia di noi stessi; se rispetto alla parte razionale siamo tutti uguali, quello che siamo individualmente dipende dalla qualità della nostra follia.
Il bambino cresce per processi imitativi, nel momento in cui comincia a crescere parte un processo definito individuazione, fase in cui il bimbo si separa dalle figure genitoriali per diventare ciò che propriamente è, attraverso una ricognizione di sé.
Questo è lo stesso processo vissuto in terapia!
L’oracolo di Delfi diceva Conosci te stesso; se una persona conosce o riscopre la propria virtù, le proprie potenzialità, ciò per cui è nato e se riesce a far fiorire tutto ciò al di là dei modelli che si vogliono imitare, diventa veramente se stesso conquistandosi salute e serenità.
Il filosofo Nietzsche diceva “divieni ciò che sei” invitando con forza alla crescita, alla trasformazione e al coraggio di essere se stessi; in essa sta l’essenza del mio lavoro.
