• Alessandra Chiarion psicologa Adria e Rovigo
  • News
  • News
  • Il coraggio di ascoltare il dolore invisibile degli adolescenti
  • Il coraggio di ascoltare il dolore invisibile degli adolescenti

    Ci vuole coraggio a parlare di dolore e sofferenza quando tutt’attorno c’è un coro che detta le regole del benessere e della felicità, dispensa consigli per non mostrarsi fragili. E ci vuole ancor più coraggio a parlare del dolore mentale dei ragazzi, quello invisibile che non trova parole per essere detto e resta inascoltato e nascosto in silenzio nelle case e nelle camerette, dietro i luoghi comuni dell’età ingrata e difficile, scontrosa e lunatica, ma pronto a esplodere come quelle mine, quando un brutto giorno qualcuno ci si trova con piede sopra all’innesco.

    Il dolore invisibile degli adolescenti: stereotipi e incomprensioni

    Del resto, lo sguardo sugli adolescenti è spesso rapito da stereotipi svilenti e da una cronaca ripetitiva, drammatica e violenta che li vede protagonisti freddi e inconsapevoli, e di cui gli adulti non sanno darsi ragione, perché, come se fosse un mantra, ci si continua a ripetere che andava tutto bene.
    Problemi non ce n’erano. Ragazzi normali, come tanti.

    E allora scattano le domande degli adulti in difesa di sé, su cosa sta succedendo a questa generazione considerata un po’ egoista, irresponsabile e fragile a cui è stato dato tanto e troppo.
    Gli adolescenti, questo mondo a noi incompreso, del quale non si sa mai cosa pensano i protagonisti, sempre attaccati a internet e ai maledetti smartphone. Invece, quando proprio i ragazzi hanno l’ardire di chiedere ai genitori aiuto e si va in profondità si scopre molto di più. Una sofferenza grande e il bisogno di ascolto.

    Il dolore invisibile degli adolescenti: ansia o angoscia?

    Non è un’ansia ma un’angoscia vera e propria, una profonda inquietudine esistenziale di identità che gli adolescenti cercano di lenire e ridurre attraverso comportamenti e attività che hanno principalmente lo scopo di allontanare il pensiero su di sé e sul proprio futuro, perché troppo disturbante.
    Parliamo di ragazzi che sono stati bambini voluti, sognati, su cui c’è stato un grande investimento affettivo, una promessa di ascolto, di vicinanza, di comprensione e libertà che però viene tradita quando nella vita i figli attraversano esperienze e stati d’animo negativi, inevitabili nella crescita. Allora deve andare tutto bene.

    Le aspettative dei genitori e il silenzio dei figli

    Il sogno dei genitori oggi è di avere un figlio devoto da cui ricevere affetto e riconoscimento, un figlio che esprima sé stesso seguendo i canoni degli adulti, fingendo che siano i propri, mettendo a tacere il proprio sacrificio e la propria confusione.
    Vorremmo vivere in un mondo senza dolore, in cui cerchiamo di togliere il conflitto, la separazione, la tristezza, la fragilità. Rimuoviamo ciò che riteniamo brutto anche se questo inesorabilmente finisce per schiacciarci. E i figli, che da un lato si sentono amati, sentono anche di dover essere come vogliono i genitori e di non farli soffrire per i propri inciampi. Hanno imparato a tenere per sé la propria sofferenza. Ma sentono il tradimento verso se stessi.

    I ragazzi hanno anche imparato a tacere le cose che non vanno, non hanno modelli di riferimento di dialogo sulle emozioni scomode, ma questo ha implicazioni pesanti perché, se si finge che non esistano, le emozioni e le esperienze negative s’insinuano nella mente e rischiano di diventare potenti. Negarle non le fa sparire.

    Quando il silenzio diventa pericoloso

    Durante l’adolescenza, si ricercano le proprie verità, non sapere chi si è davvero e avvertire il vuoto è un fatto drammatico, può far sì che quel dolore muto esploda nel far male a sé o al proprio corpo. Dunque? La possibilità reale di un cambiamento la intravvedono gli stessi adolescenti quando riescono a dare parole al loro dolore e, cioè, esprimendo il desiderio di incontrare adulti capaci di ascoltarli nei momenti di difficoltà.

    Il ruolo degli adulti: coraggio e ascolto verso gli adolescenti

    Dagli adulti ci vorrebbe un atto di coraggio, un’ammissione di fragilità e una disponibilità ad ascoltare, così come a fare le domande giuste, “Come stai? Come ti senti? Perché sei arrabbiato?”. Invece di arrovellarsi su come spegnare la rabbia e la sofferenza, dare ai ragazzi la possibilità di esprimerle, senza averne paura. Si tratta di tollerare rifiuti e silenzi e riconoscere ciò che i ragazzi sperimentano attraversando i dolori della vita. E rassicurare loro sul fatto che possono farcela.

    Oltre gli smartphone: capire il malessere

    Par di capire che la vera urgenza allora sia, piuttosto che criminalizzare internet e i malefici degli smartphone, capire perché i ragazzi e gli adulti si rifugino in quel mondo virtuale. Bisogna cominciare a considerare il dolore mentale di entrambi come il sintomo di una crisi e di un malessere che richiama la cura dei sentimenti e degli affetti, il fermarsi senza fretta nelle emozioni negative, invece che preferire facili soluzioni provvisorie. I ragazzi, in questo modo affermano il proprio diritto di esistere, di dare voce ai propri pensieri, bisogni e sentimenti più autentici.

    Affrontare il dolore degli adolescenti richiede coraggio, ascolto e la capacità di accogliere le emozioni senza paura. Solo così possiamo aiutarli a trovare la loro strada, garantendo loro il supporto di cui hanno bisogno per crescere e affrontare la vita con fiducia.